giovedì 15 agosto 2013

Lampedusa, Linosa ed Omero

Pochissimi sanno, per questo ho deciso di scriverne qui, che l’ Odissea di Omero contiene  un’ eco lontana dell’ importanza che Lampedusa ebbe molti secoli prima che Odisseo solcasse il mar Mediterraneo per ritornare all’ amata Itaca. La prima volta che osservai questo riferimento omerico (testo originale alla fine dell’ articolo) alle isole Pelagie pensai che potesse significare un passaggio dei navigatori Micenei da queste acque, poi, riflettendo meglio ed in assenza di evidenze archeologiche circa una tale frequentazione mi sono fatto un’ idea diversa sulla questione.
Con i miei studi ho cercato di dimostrare in questi anni che sull’ isola di Lampedusa, colonizzata fin dal sesto millennio avanti Cristo, fiorì una cultura preistorica e megalitica di grande importanza che si sviluppo durante il neolitico tra il 5500 e il 2500 avanti Cristo. La lontana memoria/eco del ruolo che Lampedusa doveva avere nel Mediterraneo probabilmente è arrivata ai Micenei attraverso i contatti con la cultura di Thapsos in Sicilia intorno al 1500/1300 avanti Cristo, infine lo sbiadito ricordo di questa conoscenza deve essere filtrato nella geografia omerica: in particolare in un passo del dodicesimo canto dell’ Odissea in cui vengono menzionate due ninfe (le ninfe spesso  rappresentano entità geografiche come fiumi, laghi, isole) dal nome evocativo: Lampezia e Fetusa, figlie del dio sole.
Lampezia  (Λαμπετίη ) significa brillante/ardente mentre Fetusa  (Φαέθουσά ignifica brillante/radiosa: è chiaro a mio avviso il riferimento agli antichi nomi delle due principali isole pelagie : Lampas (antico nome di Lampedusa che si legge nel Periplo di Scilace) e Aethusa (antico nome di Linosa che si legge  in Storia Naturale di Plinio, a mio parere corruzione di un più antico Phaetusa ).

 

Lampezia e Fetusa, figlie del dio sole, avevano il compito di custodirne le vacche sacre che pascolavano in Trinacria (Sicilia): io ne deduco che l’ autonomia, indipendenza delle genti della Sicilia preistorica trovava un importante baluardo nell’ isola di Lampedusa. Nella mitologia greca, infatti, spesso rubare gli armenti ed impossessarsi delle altrui mandrie indicava, metaforicamente, un attacco all’ autonomia territoriale, indipendenza di un popolo, da qui si potrebbe dedurre che, come custodi delle vacche di Trinacria le Pelagie un tempo dovevano essere molto importanti, al punto che gli antichi naviganti Micenei, nelle loro scorrerie sulle rotte mediterranee ed attraverso gli intensi rapporti con la cultura di Thapsos ne conoscevano l’ antica importanza, ormai già probabilmente decaduta al loro tempo. Omero, nei suoi versi, ci tramanda un’ eco di questa antica grandezza dimenticata.
Ritengo che, principale missione dell’ archeologia, sia quella di restituire la memoria delle antiche genti dimenticate: in questo senso Lampedusa ancora attende: unica isola nel Mediterraneo dove non si siano fatti studi archeologici sulla preistoria. 
Vassoio in oro di epoca preistorica proveniente dalla Sicilia oggi visibile nel British Museum (i diritti di questa immagine appartengono al British Museum). Eì possibile che rappresenti le vacche del Sole di Trinacria?


Di seguito il testo originale e tradotto dall’ Odissea (dodicesimo canto) :

"Θρινακίην δ' ἐς νῆσον ἀφίξεαι: ἔνθα δὲ πολλαὶ
βόσκοντ' Ἠελίοιο βόες καὶ ἴφια μῆλα,
ἑπτὰ βοῶν ἀγέλαι, τόσα δ' οἰῶν πώεα καλά,
πεντήκοντα δ' ἕκαστα. γόνος δ' οὐ γίγνεται αὐτῶν,
οὐδέ ποτε φθινύθουσι. θεαὶ δ' ἐπιποιμένες εἰσίν,
νύμφαι ἐυπλόκαμοι, Φαέθουσά τε Λαμπετίη τε,
ἃς τέκεν Ἠελίῳ Ὑπερίονι δῖα Νέαιρα.
τὰς μὲν ἄρα θρέψασα τεκοῦσά τε πότνια μήτηρ
Θρινακίην ἐς νῆσον ἀπῴκισε τηλόθι ναίειν,
μῆλα φυλασσέμεναι πατρώια καὶ ἕλικας βοῦς.
τὰς εἰ μέν κ' ἀσινέας ἐάᾳς νόστου τε μέδηαι,
ἦ τ' ἂν ἔτ' εἰς Ἰθάκην κακά περ πάσχοντες ἵκοισθε:
εἰ δέ κε σίνηαι, τότε τοι τεκμαίρομ' ὄλεθρον,
νηί τε καὶ ἑτάροις: αὐτὸς δ' εἴ πέρ κεν ἀλύξῃς,
ὀψὲ κακῶς νεῖαι, ὀλέσας ἄπο πάντας ἑταίρους.'

Allora incontro ti verran le belle
Spiagge della Trinacria isola, dove
Pasce il gregge del Sol, pasce l'armento:
Sette branchi di buoi, d'agnello tanti,
E di teste cinquanta i branchi tutti.
Non cresce, o scema, per natale o morte,
Branco; e le Dive sono i lor pastori
Faetusa e Lampezia il crin ricciute
Che partorì d'Iperïone al figlio
Ninfe leggiadre, la immortal Neera.
Come l'augusta madre ambo le ninfe
Dopo il felice parto ebbe nodrite,
A soggiornar lungi da sé mandolle
Nella Trinacria; e le paterne vacche
Dalla fronte lunata, ed i paterni
Monton lucenti a custodir lor diede.
Pascoleranno intatti e a voi soltanto
Calerà del ritorno? il suol nativo,
Non però senza guai, fiavi concesso.
Ma se giovenca molestaste od agna,
Sterminio a te predìco, al legno e a' tuoi
E pognam, che tu salvo ancor ne andassi,
Riederai tardi, e a gran fatica, e solo".

Il simbolo di Trinacria (Sicilia)


Linosa (Phaetusa) vista da Lampedusa (Lampas)