lunedì 12 settembre 2016

Sulla moneta di Lopadusa

E' noto, grazie a numerose citazioni che si possono ritrovare nella letteratura clsssica, che i Greci ed i Romani chiamavano l' isola di Lampedusa con il nome di LOPADUSA, meno noto è che tra il terzo ed il secondo secolo prima di Cristo sulla piccola isola esistesse una zecca che coniava moneta....
Il primo autore a descrivere una moneta in bronzo con legenda greca "LOPADOUSSAION" (dei Lopadusani" è  il numismatico ed antiquario fiammingo Umberto Goltzio (1526-1583) nel suo "Graecie eiusque insularum et Asiae Minoris Nomismata" pubblicato postumo .

Humbertus Goltzius

La prima raffigurazione della moneta di Lopadusa appare in "Ludovici Nonni commentarius in Humberti Goltzi Graeciam, insulas et Asiam Minorem" :



Nei secoli successivi  i pochi autori che hanno citato l' esistenza della moneta di Lopadusa hanno utilizzato la raffigurazione di Goltzio e nessuno di questi ha mai avuto la possibilità di vederne un' esemplare dal vivo, soltanto molto più tardi nel 1789  Gabriele Lancillotto Castelli principe di Torremmuzza ne rintraccia un secondo esemplare che disegna negli addenda del suo "Siciliae populorum, urbium, regum et tyrannorum numismata"


Per poter osservare un' immagine di questa moneta occorre aspettare il 1983 quando Calciati ne pubblica delle foto in "Corpus Nummorum Siculorum".  
Ad oggi sono stati rintracciati soltanto tre esemplari di questa emissione la cui fotografia di seguito riportata è tratta da Rossini ("Lopadusa: an elusive mint" del 2003):

Possiamo osservare che sul dritto appare l' immagine severa di Zeus con corona di alloro e sul rovescio l' immagine di un tonno con la legenda in caratteri greci LOPADOUSSAION.
Si tratta di un' emissione rarissima,  i tre esemplari di cui sopra sono parte di collezioni private e nessun Museo ne possiede un esemplare, nemmeno il neonato Museo Archeologico delle Pelagie.

Intorno a questa misteriosa moneta si è anche acceso un dibattito circa la datazione e la paternità dell' emissione:  la tesi prevalente (Calciati) è che si tratti di una moneta in bronzo coniata dai Romani sull' isola di Lampedusa tra il III ed il II secolo quando i Romani stessi avevano sottratto l' isola al controllo punico nella fase finale o immediatamente dopo la fine della II guerra punica. Il Museo archeologico delle isole Pelagie sposa questa tesi ed aggiunge un dato importante che non era noto all' epoca della pubblicazione di Calciati: la scoperta e lo scavo tra il 1986 ed il 1992  di un impianto romano di lavorazione del pesce presso Cala Salina (insenatura occidentale del porto di Lampedusa) in cui il pesce veniva salato e conservato in salamoia con l' uso di apposite vasche. Questo impianto risale al secondo secolo avanti Cristo ed è probabilmente che il commercio del pesce fosse alla base dell' esigenza di coniare moneta e quindi giustifichi l' esistenza di un' emissione bronzea per far fronte alle esigenze dell' avvio dell' attività industriale di salagione nel pesce a Lampedusa (attività che continuò per i successivi 4 secoli). La legenda in caratteri greci altro non sarebbe che la testimonianza del diffuso trilinguismo della Sicilia (greco, latino, fenicio) riscontrabile in molti centri della sicilia tra il III ed il II secolo avanti cristo, a tale proposito è interessante osservare una moneta di Agrigento con la legenda greca AKRACA(NT)INON coniata circa nel 212 AC quando Agrigento era ormai sotto la sfera di influenza romana dopo anni in cui il controllo punico sulla città e quello romano si alternavano di continuo in base all' andamento delle vicende belliche. Questa moneta è stata coniata circa negli stessi anni  in cui è stata coniata quella di Lopadusa, anch'essa ha Zeus sul dritto con alloro ed una legenda greca sul rovescio ed anch' essa è stata coniata dai romani.
Agrigento (Akragas) era la città più importante con il porto più importante (Porto Empedocle) della costa meridionale della Sicilia che si trovava proprio nel punto ideale per favorire i trasporti via mare di Lampedusa da e per la Sicilia (ancora oggi il traghetto che collega Lampedusa alla Sicilia parte da Porto Empedocle).

Nel 2003 Rossini ha proposto una retrodatazione dell' emissione di Lopadusa proponendo una coniazione in ambiente greco nel IV secolo AC sulla base dell' analisi di alcuni elementi di carattere stilistico: si tratta di un' ipotesi suggestiva che non può essere esclusa a priori ma che, va detto, ad oggi, non sarebbe confortata dal dato archeologico. L' isola di Lampedusa era certamente nota ai greci e da questi anche frequentata, tanto è vero che è citata in letteratura classica di lingua greca, tuttavia non è ad oggi stata trovata alcuna traccia di presenza stanziale dei greci sull' isola per cui in mancanza di conferme, sembra più plausibile abbracciare l' ipotesi per la moneta di Lopadusa dell' emissione romana con legenda in lingua greca.
Sempre nello stesso articolo del 2003 "Lopadusa: an elusive mint" Rossini, informato di un recente ritrovamento di alcune monete di Lopadusa in Sicilia, presso Contessa Entellina, con caratteristiche stilistiche leggermente dissimili da quelle descritte da Goltzius, propone l' esistenza di una seconda emissione della moneta di Lopadusa caratterizzata dalla presenza sul dritto di Zeus (con diadema e non con alloro) e sul rovescio dalla medesima legenda greca e da un tonno più "snello".  Di questa seconda emissione ed in particolare delle circostanze del ritrovamento lo stesso Rossini scrisse più volte nel suo articolo del 2003 la frase  "SE LE INFORMAZIONI CHE MI SONO STATE RIFERITE SONO CORRETTE" ed aggiunge "ULTERIORI INVESTIGAZIONI ANDREBBERO EFFETTUATE".... a tale riguardo nel 2013 Claudia Perassi scrive (in un articolo sulle monete delle zecche di Malta e Gozo) "la datazione tradizionale al periodo romano  è stata messa in discussione da Rossini essenzialmente sulla base di un piccolo ripostiglio rinvenuto nelle vicinanze di Contessa Entellina poco prima del 2003 del quale si hanno davvero poche certezze, se non quella della sua conoscenza incompleta e insicura come più volte ribadito dallo stesso autore". C'è la concreta possibilità che in buona fede, Rossini abbia ricevuto informazioni non corrette/non complete circa il recente ritrovamento in Sicilia di monete di Lopadusa e che quindi la stessa esistenza di una seconda emissione della moneta di Lopadusa possa essere messa in dubbio: la circostanza che per 500 anni siano state note solo 3 esemplari della moneta di Lopadusa e che dal 2000 ne siano apparsi improvvisamente altri 5 o 6 sul mercato (battuti in asta da diverse case d'  asta) con caratteristiche stilistiche diverse e tutti riconducibili alla "II serie" (quella per intenderci con Zeus sul dritto raffigurato con  un diadema al posto dell' alloro) , quella i cui dati di ritrovamento sono "incerti e dubbiosi" ha sollevato alcuni dubbi circa la genuinità/autenticità di questi esemplari recenti con zeus+diadema. L' Archivio Storico di Lampedusa ha contattato lo studioso Rossini il quale ci ha confermato che esistono forti dubbi sull' autenticità della II serie (Zeus+ diadema) della moneta di Lopadusa tanto  e vero che egli stesso ne ha fatto ritirare un esemplare in asta tedesca. Rossini ci ha inoltre informato che un nuovo studio di prossima pubblicazione dovrebbe fare chiarezza sulla vicenda. Ovviamente non mancheremo di tenere aggiornato questo blog sulla vicenda. 
Nel frattempo, abbiamo trovato su un sito dedicato alla numismatica 2 belle foto del rovescio della moneta di Lopadusa ed abbiamo pensato di fare cosa utile per gli appassionati ed i collezionisti a pubblicarle qui: non sappiamo chi abbia scattato le immagini per tanto non possiamo farne i relativi accrediti ma siamo certi che l' autore condividerà l' esigenza di mostrare queste foto della moneta di Lopadusa, nella sua versione originale così come descritta per primo da da Goltzio cinque secoli fa.

Qui sopra le immagini della moneta di Lopadusa con Zeus+ alloro sul dritto ed un tonno con legenda LOPADOUSSAION sul rovescio. 
Non intendiamo pubblicare foto della versione "sospetta" (quella con Zeus+diadema) di questa moneta finchè non sarà acclarato da esperti numismatici se si tratta di un falso o di un' emissione genuina con caratteristiche diverse alla prima descritta da Goltzius,  segnaleremo queste circostanze anche al Museo di Lampedusa che nella sua documentazione ha pubblicato solo immagini della versione sospetta della moneta di Loapdusa, quella con  Zeus+diadema sul drittto.


martedì 30 agosto 2016

Un tempio sommerso preistorico a Lampedusa

1-Sappiamo che nel 5000 AC Lampedusa era abitata da coloni provenienti dalla Sicilia che portarono con sé il corredo neolitico tipico della cultura di Stentinello (nel neonato Museo Archeologico delle isole Pelagie si può osservare la ceramica stentinelliana ritrovata a Cala Pisana).
2-Sappiamo che nell' ultimo periodo postglaciale il mare saliva rapidamente a causa del disgelo: si può stimare che tra il 6000 ed il 5000 AC il livello del mare a Lampedusa fosse circa 15 metri più basso di quello attuale (si veda l' articolo sulla paleo idrografia dell' isola pubblicato su questo blog).

Variazione del livello del mare

La risalita delle acque continuò rapidamente per i successivi 2 millenni a ritmi molto veloci, quasi mezzo centimetro all' anno sommergendo tratti di costa sempre maggiori e costringendo gli antichi abitanti dell' isola ad abbandonare le loro abitazioni ed i loro luoghi di culto che si trovavano più vicino al mare. Tracce della preistoria di Lampedusa si trovano oggi sotto il mare a profondità comprese tra 0 e 15 metri sotto il livello del mare. Negli ultimi anni su questo blog ho spesso parlato della necropoli sommersa di Lampedusa e dei relativi reperti sottolineando come la Soprintendenza del Mare, ancora scettica, attenda di confermare la scoperta inviando in loco un geologo per verificare che le tombe sommerse da me individuate non siano il prodotto di un fenomeno carsico. In attesa che la scoperta della necropoli sommersa sia confermata o smentita, ho individuato un nuovo sito  che ritengo rappresentare un' area di culto preistorica, una sorta di luogo sacro o tempio preistorico .
Prima di mostrare le foto del tempio sommerso di Lampedusa, ritengo opportuno mostrare una struttura megalitica in pietra che si trova in Irlanda, sulla terra ferma e risale al periodo Neolitico: osservare il sito Irlandese aiuterà ad immaginare come poteva essere un tempo il tempio preistorico sommerso di Lampedusa. 

Creevykeel Sito Neolitico Irlandese

Creevykeel Sito Neolitico Irlandese

Creevykeel Sito Neolitico Irlandese

A questo punto è possibile presentare le foto di quello che io ritengo un tempio sommerso che si trova a Lampedusa, con il confronto di cui sopra in mente, sarà più facile immaginare l' aspetto del sito che deve essere stato pesantemente danneggiato dai millenni di sommersione ed esposizione al moto ondoso
:
Tempio preistorico sommerso Lampedusa

 Tempio preistorico sommerso Lampedusa

 Tempio preistorico sommerso Lampedusa

 Tempio preistorico sommerso Lampedusa

Ho riferito della scoperta alla Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia  ed alla Direzione dell' Area Marina Protetta di Lampedusa. L' AMP mi ha fatto sapere che terrà sotto controllo la zona con l' ausilio della CP, la Soprintendenza in teoria dovrebbe mandare al più presto un archeologo subacqueo a verificare la presenza di tracce di frequentazione umana sul fondo di questo sito sommerso ed un geologo marino per escludere che fenomeni di erosione costiera abbiano prodotto naturalmente il sito. Gli allineamenti e le strutture che ho osservato mi sembrano opera dell' uomo, troppo regolari e geometrici ma non spetta a me trarre conclusioni....sfortunatamente non esistono molti "esperti" di archeologia subacquea preistorica in Italia (basti pensare che non sono mai stati accertati siti preistorici sommersi ad oggi in tutta la Sicilia) né tanto meno geologi esperti di strutture megalitiche sommerse, inoltre sappiamo che le istituzioni preposte alla tutela del patrimonio archeologico italiano sono cronicamente senza soldi....le premesse perché possa essere studiato questo sito potenzialmente unico nel suo genere non sono incoraggianti. Affinché questo sito, come altri siti di Lampedusa, non sia dimenticato, con l' Archivio Storico di Lampedusa abbiamo deciso di pubblicare un articolo in Italiano ed Inglese  che viene messo a disposizione degli esperti e degli studiosi di tutto il mondo interessati.
Mi sembra opportuno ricordare che vige il divieto di ancoraggio ed immersione in questo sito ai sensi del regolamento dell' Area Marina Protetta (per poter immergermi e scattare le foto qui pubblicate ho chiesto apposita autorizzazione all' AMP) e infine è doveroso sottolineare che questo sito non deve assolutamente essere manomesso da visitatori estemporanei/casuali in attesa che sia visitato da archeologi professionisti per evitare che venga compromessa la futura indagine archeologica.
Qualora ci fossero sviluppi ed ulteriori ricerche aggiornerò questo articolo sul blog.


giovedì 11 agosto 2016

Villaggio Preistorico della Tabaccara

Era il 2011 quando per la prima volta scrissi questo articolo sui resti di un villaggio preistorico nei pressi della Tabaccara. Grazie al Simposio internazionale di Archeologia che si è appena tenuto a Lampedusa sono riuscito a portare i professori Borg, Bonanno e Tusa a visitare questo sito : tutti hanno confermato che si tratta di un sito di rilevante interesse archeologico con i resti di un villaggio preistorico. Ho preparato una relazione che ho provveduto ad inviare alla Soprintendenza di Agrigento ed all' Ente gestore della Riserva (il sito si trova all' interno della Riserva Naturale): mi auguro che presto o tardi si dia un seguito a questa segnalazione.
E' possibile leggere una copia della relazione qui:



Da sinistra: il prof. Borg, il porf Bonanno ed il prof. Tusa in visita al villaggio preistorico della Tabaccara: Lampedusa  29/7/2016