mercoledì 24 agosto 2011

Le Tre Torri di Lampedusa

Il primo autore a scrivere di Lampedusa è stato lo Pseudo-Scilace nel suo “Periplo dell' Ecumene marittima di Europa, Asia e Libia” il più antico libro di geografia giunto fino a noi: tempo fa questa opera era erroneamente attribuita a Scilace di Carianda, antico navigatore, geografo e cartografo greco che visse tra il VI e il V secolo a.C. tuttavia presto ci si rese conto che nel suo “Periplo” alcune descrizioni facevano riferimento allo status quo del Mediterraneo IV secolo a.c., per questo fu chiaro che l’ autore non poteva essere Scilace di Carianda bensì uno “Pseudo Scilace”.
Il testo dello Pseudo Scilace è di grandissima importanza per la storia dell’ isola di Lampedusa: benché contenga soltanto due/tre righe in riferimento all’ isola di Lampedusa, queste ci informano di fatti di grande importanza. E’ sorprendente come scarsa attenzione sia stata data a questo testo da chi si è occupato della storia dell’ isola di Lampedusa.
Devo qui, per dovere di cronaca, aggiungere un aneddoto: io ho scoperto questo interessantissimo riferimento bibliografico  grazie al bel libro ”Lampedusa”  di Giovanni Fragapane, a cui vanno i miei sinceri complimenti per la sua opera. Fragapane non distingue tra Scilace e Pseudo Scilace tuttavia ha il merito di citare quest’ opera, senza tale citazione non avrei potuto scrivere questo articolo.
Chiusa questa parentesi, occorre passare all’ analisi del testo per poi spiegare le importanti conclusioni e riflessioni storiche che esso suggerisce al lettore attento.


Traduzione in Italiano:
“E dopo l’ istmo si trova Cartagine,  una città dei Fenici con un porto, si costeggia quindi per mezza giornata da Cartagine fino ad  Capo Bon (Hermaia). Piccole isole sono raggiungibili da Capo Bon (Hermaia), come Pontia e Pantelleria (Kosyra). Per giungere da Capo Bon (Hermaia) a Pantelleria (Kosyra) è necessario un giorno di viaggio.
Passato Capo Bon facendo vela verso il sorgere del sole (Est) a poca distanza ci sono tre piccole isole abitate da Cartaginesi:Malta (Melita) con una città ed un porto, Gozo (Gaulos) con una città
Lampedusa (Lampas) che ha due o tre torri”

Lo Pseudo Scilace chiama Lampedusa λαμπάς (dal greco “torcia”, “lampada”, “fiamma”) ed afferma che:

A- A quel tempo era abitata da Cartaginesi
B-Aveva due o tre torri

Vediamo di esaminare con attenzione queste due informazioni molto molto importanti:

A- Lampedusa a quel tempo era abitata da Cartaginesi
Dal momento che lo Pseudo Scilace descrive il Mediterraneo del quarto secolo prima di Cristo possiamo dedurne che i Cartaginesi controllavano l’ isola in quel periodo e quindi possiamo fare due ipotesi circa la data di insediamento dei cartaginesi a Lampedusa:
-possiamo ipotizzare che l’ isola sia stata una colonia greca passata di mano dai Greci ai Cartaginesi presumibilmente negli stessi anni in cui Akragas (l’ odierna Agrigento) fu conquistata dagli stessi Cartaginensi (407 AC). Se questa ricostruzione è corretta le monete Greche ritrovate a Lampedusa che riportanto il nome grego dell’ isola devono necessariamente essere del quinto secolo avanti Cristo quindi più antiche di quanto si credeva.
-possiamo ipotizzare che l' isola sia stata originariamente (in epoca storica) una colonia cartaginese e che   abbia continuato ad esserlo fino al tardo quarto secolo AC e che nel periodo della campagna di Timoleonte in Sicilia (344 AC)  e della ricostruzione di Akragas 337 AC sia passata di mano dai Cartaginesi ai Greci.
In questo caso  le monete Greche ritrovate a Lampedusa che riportanto il nome grego dell’ isola devono necessariamente essere del tardo quarto secolo o del terzo secolo AC.  Successivamente all' epoca della II guerra punica l' isola potrebbe essere passata sotto l' influenza romana (confronta “Le Storie di Polibio” Libro III, 27). 
Quale delle due ipotesi sia più corretta è una questione a cui deve rispondere l' archeologia classica.
Sulle tracce della presenza dei fenici di Cartagine a Lampedusa si può far riferimento ad oggi solo alle affermazioni e descrizioni dei reperti visionati dall' Ashby.

B-Lampedusa aveva due o tre torri
Si tratta di un’ affermazione che pare fantastica a chi oggi vive a Lampedusa o l’ ha visitata…come può un’ isola così piccola aver avuto due o tre torri degne di menzione nel libro di geografia più antico giunto fino a noi? Possibile che l’ autore abbia preso un “abbaglio”? Possibile che non sia rimasta alcuna traccia di queste misteriosi torri che catturarono l’ attenzione dell’ autore?
La storia dell’ archeologia è piena di esempi in cui l’ utilizzo delle fonte scritte ha portato a clamorose scoperte che non parevano possibili, si pensi alle rovine di Troia. Mai ignorare quanto scritto dagli antichi: forse le due o tre torri esistevano davvero.
Possibile?
Si! Sono convinto che lo Pseudo Scilace non abbia commesso errori, che le torri esistevano veramente, che esse erano degne di nota per la loro unicità e monumentalità e che ne rimangono ancora oggi tracce tangibili sull’ isola di Lampedusa. Cercherò di seguito di argomentare meglio queste mie affermazioni ardite.

Lo Pseudo Scilace usa la parola greca πύργος che ha come significato primario “torre”, tuttavia questa parola di etimologia ignota, veniva già usata da Omero* per indicare “cinta murarie” / “mura” ed in gergo militare la parola poteva essere utilizzata per indicare “bastioni”. 
Di seguito un paio di esempi da Omero, non di meno, di utilizzo di questa particolare parola con la sua seconda accezione, vale a dire “cinta murarie” / “mura” .


τοῖοι ἄρα Τρώων ἡγήτορες ἧντ᾽ ἐπὶ πύργῳ.

οἳ δ᾽ ὡς οὖν εἴδονθ᾽ Ἑλένην ἐπὶ πύργον ἰοῦσαν,
*Iliade 3, 146

αὐτὰρ ἐπὴν πόλιος ἐπιβήομεν, ἣν πέρι πύργος

ψηλός, καλὸς δὲ λιμὴν ἑκάτερθε πόληος,
*Odissea 6, 251

Possiamo dunque lecitamente pensare che lo Psedudo Scilace scegliendo la parola πύργος non abbia voluto necessariamente indicare delle torri in senso stretto o “medioevale” ma più genericamente delle grandi opere murarie simili a dei bastioni, quindi circolari. Inoltre esaminando la radice del termine scopriamo che  πύργος contiene la parola  πύρὰ ("fuoco" ed anche "altare sacrificale") e γῆ  ("terra").
Ecco allora che all’ improvviso studiando questa traduzione ed etimologia ho collegato e tutto si è fatto d' improvviso più chiaro nella mia mente: lo Pseudo Scilace parlava dei tre grandi cerchi che esistevano un tempo a Lampedusa e che ho da poco riscoperto e che ho cercato di  descrivere dettagliatamente nel mio ultimo articolo:  luoghi sacri, innalzati con terra e pietre, di forma circolare, di grande dimensioni, circondati da una collina di terra circolare che ricordano Stonehenge e che di sicuro dovevano catturare l’ attenzione e l’ immaginazione di chi si trovava a passare per Lampedusa.
Ecco forse spiegata la particolare scelta lessicale dello Pseudo-Scilace per chiamare Lampedusa: non la tradizionale parola greca LOPADUSA che appare sulle monete ma LAMPAS, la fiamma, il fuoco, che richiama πύρὰ ("fuoco" ed anche "altare sacrificale"). Un tema che da sempre accompagna l' isola di Lampedusa e che nei secoli più recenti si è rinnovato con la fiamma sempre ardente del Santuario di Nostra Signora di Porto Salvo. Il fuoco, la fiamma, il luogo sacro, questi elementi sono alla base dell' etimologia di Lampedusa, non le poco probabili "Patelle" o " Spugne" che vengono comunemente e, a mio parere, impropriamente citate per spiegare l' origine del nome della nostra amata isola che, come si vede ha origini più alte e nobili. 
Ma chi ha edificato le torri di Lampedusa? Probabilmente tanto i Greci quanto i Cartaginesi riutilizzarono tali strutture che presumibilmente erano ben più antiche...sono gli archeologi che devono aiutarci a capire, magari avvalorando le mie tesi coraggiose o smentendole, in ogni caso tornando ad occuparsi dell' isola.
  
Una delle sacre torri di Lampedusa ricostruita in 3D secondo la mia libera interpretazione


Ecco allora che le tre mitiche torri di Lampedusa 
forse sono ritornate alla luce dopo millenni!!!!!!!!!!

Copyright © Diego Ratti
Agosto 2011
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