giovedì 24 maggio 2012

Neolitico di Lampedusa


Nel 1971 il Dipartimento di Storia Naturale dell’ Uomo dell’ Università di Pisa ebbe modo di esaminare1  i resti di una capanna neolitica trovata a Lampedusa in località Cala Pisana, in occasione degli scavi per la realizzazione della strada che conduce dall’ omonima cala al centro del paese.
La capanna, di forma circolare con un diametro di circa 1.5 metri ed una profondità di 1 metro conteneva ceramiche ed altri manufatti. Alcuni dei frammenti ceramici ritrovati erano caratterizzati da decorazione a motivi lineari incisi e impressi.

Frammento ceramico rinvenuto nella capanna neolitica di Cala Pisana

I reperti di industria litica ritrovati consistevano in manufatti di ossidiana e selci (lame e punteruoli). Gli scarsi resti di pasti e frammenti ossei ritrovati dimostravano l’ esistenza di un allevamento di animali domestici e di un’ attività di raccolta di molluschi.  I ricercatori che  esaminarono  i reperti ritrovati conclusero che si trattava di reperti neolitici riconducibili alla cultura di Stentinello, quindi  gli abitanti della capanna tra i primi colonizzatori di Lampedusa erano di provenienza siciliana mentre l’ ossidiana, in base ad analisi chimico-geologiche proveniva da Pantelleria2.

Scavo: capanna neolitica di Cala Pisana (foto anni '70)

La precarietà del sito (la capanna era stata sezionata durante le opere di scavo del fondo stradale), la mancanza di ulteriori scavi (i ricercatori che se ne occuparono stavano lavorando a Pantelleria ed erano solo di passaggio a Lampedusa) non permise di indagare in modo più approfondito sulle tracce e le caratteristiche degli stanziamenti neolitici di Lampedusa:  non se ne conosce l’ estensione,  la diffusione, lo sviluppo  ed evoluzione. Di conseguenza ciò che è comunemente risaputo e descritto in letteratura circa i primi insediamenti di epoca neolitica si basa esclusivamente su queste poche tracce e reperti da cui si è dedotto che l’ isola era abitata probabilmente fin dalla fine del sesto millennio AC (epoca della fioritura della cultura di Stentinello in Sicilia) la cui diffusione aveva raggiunto anche Malta.
Sfortunatamente (cosa non nuova per l’ isola di Lampedusa) nessun ulteriore scavo, ricerca o approfondimento è mai stato intrapreso e così, ad oggi, il tema della prima colonizzazione di Lampedusa rimane oscuro e gli storici si limitano a citare a margine degli studi circa il neolitico in Sicilia la presenza di modesti stanziamenti Stentinelliani a Lampedusa.
Che il tema meriterebbe ulteriori approfondimenti e ricerchè è cosa ovvia di per sè, tuttavia vale la pena ricordare che le tracce di presenza neolitica sull’ isola di Lampedusa in realtà sono quantitativamente e qualitativamente più rilevanti da quanto erroneamente ipotizzato dalla ricerca ufficiale che mai se ne è occupata seriamente. Basterà di seguito descrivere alcuni dei ritrovamenti casuali/occasionali sull’ isola riconducibili all’ epoca neolitica: da soli indizi di questo tipo basterebbero a giustificare ulteriori approfondimenti. Se pensiamo che da anni è in "fase attuativa" il progetto di apertura di un Museo delle Pelagie, sembra paradossale che questo possa nascere senza che il tema della prima colonizzazione dell’ isola sia mai stato affrontato compiutamente.  La speranza, ovviamente, è che la sospirata apertura del Museo, possa fare da evento catalizzatore per questo tipo di studi e favorirne la promozione. Qui, di seguito, vogliamo solo riportare alcune foto amatoriali e descrizioni di reperti che ci sono stati segnalati e che sono presumibilmente, (per opinione di chi scrive) riconducibili al periodo neolitico di Lampedusa.
Un primo interessante sito è rappresentato dai resti di una capanna preistorica (situata non lontano dai resti della capanna trovata negli anni 70 di cui abbiamo parlato precedentemente) abbandonata all’ incuria e quasi “adibita a discarica occasionale” come si può ben vedere dalla foto qui sotto. Si tratta indubbiamente per caratteristiche di un fondo di capanna con un’ entrata (a differenza dei cerchi di pietra detti “timpuna” di Lampedusa) e con muri sono a filare unico circolare di pietre (a differenza della maggior parte dei cerchi di pietra detti “timpuna” di Lampedusa a doppio filare).

Lampedusa: capanna preistorica in stato di abbandono 

Vicino a  questa capanna vi sono i resti di una seconda (vedi foto qui sotto).

Lampedusa: capanna preistorica in stato di abbandono 

Lama in Selce Grigia trovata a Cala Creta: capanne preistoriche e numerosi manufatti in selce Grigia furono avvistati da Diceglie nel 1975 in Località Cala Creta prima che venisse costruito l' attuale villaggio turistico. Ancora oggi è possibile osservare qua e là resti dell' antico insediamento (presto ne tratteremo in un articolo ad hoc)


Spostandosi dalla parte opposta dell’ isola, a Ponente, l’ amico Fabio Giovannetti mi ha recentemente segnalato (seconda foto allegata qui sotto) la presenza di strutture scavate nel calcare nei pressi delle quali sono state trovate da uno studente lampedusano lame in ossidiana (foto qui sotto) chiaro esempio di industria litica neolitica.

Lama in Ossidiana rinvenuta a Lampedusa (foto Fabio Giovannetti)

Struttura scavata nella pietra calcare (foto Fabio Giovannetti)

Siamo in presenza di tracce di abitato neolitico a est (Cala Pisana) ed a Ovest dell’ Isola di Lampedusa, evidentemente non si può parlare di capanne isolate e colonizzazione estemporanea così come riportato in letteratura3.  Giova ricordare che anche agli inizi del secolo scorso l’ archeologo inglese T. Ashby citava ritrovamenti di ossidiana e pietre ovali (strumenti per levigare primitivi) di "lava porosa" in località Sanguedolce (Ovest isola) in seguito a scavo agricolo (alla profondità di circa un metro).

Resti di pasti preistorici a base di molluschi ritrovati in località Sanguedolce


Di seguito un esempio di  questo tipo di ciottolo litico in pietra lavica (pietra non autoctona e verosimilmente importata da Pantelleria o Linosa) forse usato come percussore o pestello ritrovato nei pressi delle capanne preistoriche di Lampedusa sopra descritte:

Pestello di Mortaio preistorico

La domanda a questo punto sorge spontanea: è possibile che tracce della preistoria di Lampedusa, che anche un non addetto ai lavori può identificare e localizzare siano lasciate al totale abbandono? Ci sarebbe la possibilità, laddove un esperto volesse intraprendere scavi/studi,  di trovare abbastanza materiale per cercare di ricostruire compiutamente le origini della prima colonizzazione preistorica di Lampedusa.

Mappa da “Isolation and Interaction Cycles” 3

In conclusione: sono tanti e tali gli indizi che suggeriscono una frequentazione estesa e dinamica dell’ isola di Lampedusa in epoca Neolitica a partire dalla fine del sesto millennio avanti Cristo ( e/o inizi del quinto millenio) che stupisce la mancanza di studi approfonditi che possano dare un quadro di riferimento preciso a temi quali la prima colonizzazione dell’ isola di Lampedusa, il commercio marittimo in epoca neolitica e i collegamenti tra la Sicilia, Lampedusa, Pantelleria e Malta. L’ auspicio, come sempre, è che i nostri articoli divulgativi non scientifici svolgano un ruolo di sensibilizzazione e che possano favorire lo studio dell’ archeologia di Lampedusa  con la speranza di vedere presto un museo che possa preservare e raccontare la ricca preistoria e storia dell’ isola.

NOTA BENE:
Per approfondire lo studio della preistoria di Lampedusa sono presenti diversi spunti ed interessanti indicazioni bibliografiche anche nei due articoli sul paleoclima di Lampedusa e sulla paleoidrografia di Lampedusa. Articolo correlato: Necropoli Sommersa

PRESENTAZIONE "LA PREISTORIA DI LAMPEDUSA":
Al fine di favorire la salvaguardia del patrimonio archeologico dell' isola di Lampedusa attraverso incontri di natura divulgativa, si è svolta, con il Patrocinio del Comune di Lampedusa e Linosa (che ringraziamo sentitamente) , la presentazione "La Preistoria di Lampedusa". E' possibile vedere online la prima parte di questa presentazione (breve introduzione di Nino Taranto seguita dalla prima parte della presentazione di Diego Ratti) nel video qui sotto:



Bibliografia
1G. Radi “ Tracce di un insediamento neolitico nell’ Isola di Lampedusa”
2Bigazzi, Bonadonna, Belluomini, Malipieri 1971 “ Studi sulle ossidiane Italiane)Boll. Soc. Geologica Italiana 90(4) pag 469-480
3-“Isolation and Interaction Cycles: small Mediterranean Islands from the Neolithic to the Bronze Age”” Giulia Recchia, Michelòa Danesi, Valentina Copat -
4-“The language of the Goddess” Marija Gimbutas 1989
 “The Italian Obsidian Sources” Bigazzi, Oddone, Radi - Archemetriai Muhely 2005/1
-Helen Dawson University of Kent “Unravelling the mystery and process from the prehistoric colonization and abandonment of the Mediterranean Islands” in Comparativve Island Archaeologies 2008 Oxford
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