mercoledì 26 giugno 2013

Lampedusa ed i Fenici

“E dopo l’ istmo si trova Cartagine,  una città dei Fenici con un porto, si costeggia quindi per mezza giornata da Cartagine fino ad  Capo Bon (Hermaia). Piccole isole sono raggiungibili da Capo Bon (Hermaia), come Pontia e Pantelleria (Kosyra). Per giungere da Capo Bon (Hermaia) a Pantelleria (Kosyra) è necessario un giorno di viaggio. Passato Capo Bon facendo vela verso il sorgere del sole (Est) a poca distanza ci sono tre piccole isole abitate da Cartaginesi:Malta (Melita) con una città ed un porto, Gozo (Gaulos) con una città Lampedusa (Lampas) che ha due o tre torri”
Pseudo Scilace

Il primo autore a scrivere di Lampedusa è stato lo Pseudo-Scilace nel suo “Periplo dell' Ecumene marittima di Europa, Asia e Libia” che descrive Lampedusa come un' isola abitata dai Cartaginesi nel IV secolo AC. Alcuni critici ritengono che il passo sopra citato del Periplo sia più antico (del IV secolo AC) per alcuni motivi tra cui il fatto che vi si misura le distanze in giorni di navigazione pittosto che in stadi come in altri passi dell' opera. Indipendentemente dal problema della datazione del Periplo e dell' esegesi letteraria ciò che ci interessa è la fonte storica come testimonianza circa Lampedusa colonia dei Cartaginesi: lo Pseudo Scilace sembrava certo di ciò che scriveva, tuttavia la scarsa (se non assente) ricerca archeologica effettuata sull' isola di Lampedusa non aveva finora prodotto alcuna evidenza circa la presunta stabile presenza Cartaginese sull' isola.  Lo storico Ashby ad inizio del secolo scorso descrisse alcune tombe puniche e manufatti punici trovati presso il porto di Lampedusa, di questi nulla è rimasto ...sulle tombe si è costruito ed i manufatti sono spariti.  Ashby addirittura riproduceva (disegno seguente) la forma delle tombe puniche da lui osservate nel porto vecchio (egli scriveva di un gruppoo di sei tombe) di Lampedusa e che oggi non si vedono più.


Sezione e pianta delle tombe puniche osservate da Ashby a Lampedusa


Alcuni testi numismatici attribuiscono a Lampedusa la moneta punica riprodotta nel disegno qui sotto: nell’ anno 1821 l’ abate Domenico Sestini (1750 – 1832)  un archeologo e numismatico fiorentino ebbe modo di occuparsi di un’ oscura piccola moneta punica che egli attribuì a Lampedusa, egli translitterò l’ iscrizione in caratteri fenici presenti sulla moneta con la lettera Gaml (G) e la lettera Mem (M) e descrisse con queste parole la moneta: “Numus Punicus in Museo Tòchon – Pagurus sub quo duae litterae punicae et caduceus intra lauream”

L’ archeologo e numismatico napoletano Giuseppe Fiorelli (Napoli, 1823 – 1896) fornì per primo un’ immagine dell’ esemplare descritto dal Sestini:

Moneta punica attribuita a Lampedusa


Anfore puniche si dice siano state trovate nel tratto di mare vicino all' isola ma queste possono solo testimoniare il passaggio dei Cartaginesi non l' insediamento.

Grotte ipogeiche che possono essere state sede di sepolture puniche sono state segnalate a Cala Galera: sfortunatamente queste grotte sono state riutiulizzate nei secoli e nulla è rimasto a provare con certezza la loro funzione originale.


Grotta ipogeica di Cala Galera


LA STELE FENICIA DI LAMPEDUSA

La sorte ha voluto che l' autore di questo blog abbia ritrovato a Lampedusa una stele in pietra con incisione di alcuni caratteri indubbiamente fenici e con la raffiguarazione della dea Tanit cara ai Cartaginesi: si tratta di un reperto di grande importanza storica che fornisce la prova archeologica ( la prova ultima e definitiva) che i Cartaginesi avevano fatto di Lampedusa una base commerciale stabile con un insediamento (probabilmente nei pressi dell' attuale porto vecchio), una necropoli e probabilmente un tofet. Di seguito descriverò la stele (il cui ritrovamente è già stato denunciato alle autorità competenti ai sensi dell' art. 90 del Codice dei beni Culturali) che si può osservare temporaneamente presso la sede dell' Associazione Culturale "Archivio Storico Lampedusa" in attesa che la Soprintendenza ne prenda possesso per, auspicabilmente, studiarla.

DESCRIZIONE

  • Tipologia: Stele Funeraria Fenicia
  • Provenienza: Lampedusa Contrada Cala Creta (ritrovamento fortuito Giugno 2013)
  • Descrizione:  Stele Funeraria Fenicia con nicchia quadrata la cui cornice è costituita dal bordo stesso; all’ interno della cornice incisione della dea Tanit  e presenza di caratteri fenici incisi sotto il bordo inferiore della nicchia. Particolare a destra della nicchia in basso figura schematizzata di bambino.
  • Utilizzo: Funerario, probabilmente testimonianza di un sacrifico umano di bambino per la dea Tanit da parte dell’ offerente il cui nome è inciso in caratteri fenici. 
      Simili ritrovamenti sono stati effettuati nei Tofet sardi.
  • Periodo: databile tra il VI ed il III secolo A.C.
  • Materiali: Pietra calcarea di forma pseudo piramidale
  • Dimensioni: Altezza circa 45 cm. Perimetro alla base circa 90 cm.
 
Sopra: foto della stele
Sotto: disegno dell' incisione e dell' iscrizione




Sfortunatamente la stele è stata ritrovata in cattivo stato di conservazione e lontana dalla sua originale collocazione, insieme ad avanzi di pietra utilizzati per la realizzazione del fondo stardale della strada che collega Cala Pisana con Cala Creta. Si può ipotizzare che le pietre utilizzate per la realizzazione della strada siano state raccolte da mezzi pesanti in qualche parte dell' isola e quindi trasportate  come lascerebbero supporre i segni e le mutilazioni presenti sulla stele. Non sapremo mai probabilmente dove si trovasse originariamente, possiamo solo supporre che facesse parte di un tofet.
Il tofet (o tophet) è un santuario fenicio-punico a cielo aperto, consistente in un'area consacrata dove venivano deposti e sepolti ritualmente i resti combusti dei sacrifici e dalle sepolture infantili. Una zona ristretta dell'area era in genere occupata dalle installazioni per il culto (sacelli e altari). Molti cinerari erano accompagnati da stele con iscrizioni.
Il sacrificio dei bambini viene citato nella Bibbia ed il Tophet descritto come luogo dove i fanciulli erano "passati per il fuoco" in onore del dio Moloch. A sacrifici umani alludono anche alcune fonti classiche e la pratica sembrava confermata dal ritrovamento in queste aeree di numerosissime urne in terracotta con i resti di bambini e neonati, mescolati a volte con ossa di piccoli animali. Il più grande tophet era quello di Cartagine.

Geremia 7:30-33 Perché i figli di Giuda hanno commesso ciò che è male ai miei occhi, oracolo del Signore. Hanno posto i loro abomini nel tempio che prende il nome da me, per contaminarlo. Hanno costruito l'altare di Tofet, nella valle di Ben-Hinnòn, per bruciare nel fuoco i figli e le figlie, cosa che io non ho mai comandato e che non mi è mai venuta in mente. Perciò verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali non si chiamerà più Tofet né valle di Ben-Hinnòn, ma valle della Strage. Allora si seppellirà in Tofet, perché non ci sarà altro luogo. I cadaveri di questo popolo saranno pasto agli uccelli dell'aria e alle bestie selvatiche e nessuno li scaccerà...


Reperti simili alla stele punica qui descritta sono sapientemente esaminati in "Fenici e Cartaginesi in Sardegna" del famoso archeologo e studioso Sabatino Moscati. Di seguito voglio riportare alcune immagini  di alcune decorazioni che si trovano generalmente su una stele in modo che i lettori possano fare un raffronto stilistico ed iconografico con quella ritrovata a Lampedusa:

Segno di Tanit 


Stele con iscrizione e disegno schematico

Stele fenicia Sardegna

Stele fenicia del Louvre

Stele fenicia Sardegna


Come di consueto concludiamo l' articolo invitando i lettori, i visitatori ed i fortunati che hanno la possibilità di visitare o vivere a Lampedusa a rispettarne il patrimonio archeologico e storico, tutelando e salvaguardando ciò che è incustodito e visibile a cielo aperto e consegnando ritrovamenti fortuiti alla Soprintendenza o alle Forze dell' Ordine Locali come previsto dal Codice dei Beni Culturali
Agli studiosi ed ai responsabili della tutela del patrimonio archeologico, come di consueto, il nostro invito a non dimenticarsi di Lampedusa e riprendere la ricerca e lo studio del passato di questa meravigliosa isola prima che vadano perdute le ultime tracce delle civiltà che  qui ci hanno preceduto.

BIBLIOGRAFIA:
  • I Fenici e Cartagine, UTET, Torino 1972 Sabatino Moscati
  • "Fenici e Cartaginesi in Sardegna"  Sabatino Moscati
  • Domenico Sestini “Classes Generales seu Moneta Vetus Urbium Populorum et Regum” Firenze 1821
  • Giuseppe Fiorelli "Osservazioni sopra talune monete rare di città greche", Napoli 1843 
  • Il periplo di Scilace. Studio sul primo portolano del Mediterraneo1979 Aurelio Peretti
  •  The Phoenicians and the West: Politics, Colonies and Trade by Maria Eugenia Aubet and Mary Turton (6 Sep 2001)



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